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Il Telegrafo era una testata giornalistica di cronaca locale, con sede a Livorno.

La Gazzetta LivorneseModifica

Subito dopo l'Unità d'Italia, 168 "amici politici" livornesi capitanati dal cav. Chiellini e dall'avv. Mostardi Fioretti sentirono la necessità di fondare un nuovo quotidiano, che si facesse portavoce di una linea moderata, per contrastare da un lato i "nostalgici" del Granducato di Toscana e dall'altro i mazziniani più radicali. Nacque così la Gazzetta Livornese, la cui direzione venne affidata al fervente garibaldino gavorranese Giuseppe Bandi. Il quotidiano usciva al mattino ed era composto di un singolo foglio, con gli articoli disposti su 5 colonne. A testimonianza della linea editoriale della nuova testata, il direttore si presentò così in un articolo:

« La Gazzetta Livornese è destinata a propugnare la libertà in tutto e per tutto e per tutti, l'impero della legge e il rispetto alle opinioni oneste. Chiunque sperasse adoperarci a sfogo di passioni private e di gretterie meschine di setta, sbaglierebbe il conto all'ingrosso... »

La direzione del Bandi venne subito attaccata da molti benpensanti livornesi dell'epoca, che lo accusarono anche di "eccessive spese di gestione". Per tutta risposta il direttore si sobbarcò le spese del giornale, diventandone il padrone e provvedendo personalmente al pagamento, tramite cambiali, dell'impianto tipografico.

La nascita de Il TelegrafoModifica

In occasione dello scoppio della guerra russo-turca nel 1877, Giuseppe Bandi riunì la redazione con l'idea di realizzare una sorta di "bollettino di guerra" pomeridiano. Il nome della nuova testata fu scelto dal capo-tipografia Fabbreschi: Il Telegrafo, a memoria del fatto che Livorno fu la prima città italiana a dotarsi di linea telegrafica, nel 1847. Il nuovo quotidiano mandò alle stampe la sua prima copia il 29 aprile di quell'anno.

Il primo "scandalo" degno di nota avvenne in occasione del ritrovamento, nella zona di San Jacopo, dei corpi di otto livornesi fucilati dagli austriaci nel 1849. Il giornale si fece portavoce di un'iniziativa popolare volta all'esumazione delle salme e alla celebrazione di un funerale solenne.

Giuseppe Bandi diresse il giornale fino al 1894, quando fu assassinato dall'anarchico Oreste Lucchesi.

XX secoloModifica

Durante il fascismo, Il Telegrafo divenne di proprietà della famiglia di Costanzo Ciano e fu diretto, dal 1937 al 1943, da Giovanni Ansaldo.

Durante il periodo della Resistenza cessò le pubblicazioni e il 28 gennaio 1945 fu sostituito da Il Tirreno, di orientamento progressista.

Nel 1961 riprese la denominazione Il Telegrafo e nel 1969 divenne proprietà del gruppo editoriale di Attilio Monti, fino al 1977, quando in seguito alla cessione della testata tornò ad essere Il Tirreno.

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