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Giuseppe Bandi (Gavorrano, 17 luglio 1834 - Livorno, 1° luglio 1894) è stato un garibaldino maremmano che ha partecipato della spedizione dei Mille.

BiografiaModifica

Giuseppe Bandi nasce a Gavorrano, ma gli incarichi del padre, importante funzionario del Governo granducale, portano la famiglia a stabilirsi in diverse città della Toscana; Giuseppe studia prima ad Arezzo e poi a Lucca. Conclusi gli studi liceali frequenta l'Università di Pisa e poi quella di Siena, dove si laurea in giurisprudenza e s'impegna politicamente. Mazziniano, è segretario della Giovine Italia; in quanto tale, viene arrestato nel 1857 ed espulso da Siena l'anno successivo.

Per aver favorito la latitanza di tre mazziniani ricercati, viene arrestato e condannato, il 1º settembre 1858, a un anno di reclusione da scontare nel carcere di Portoferraio: ne esce il 27 aprile 1859, dopo la fuga dalla Toscana di Leopoldo II. Si arruola subito nel battaglione dei volontari toscani che partecipa alla seconda guerra di indipendenza ma non ha tempo di sostenere alcun combattimento per il sopravvenire, l'11 luglio 1859, dell'armistizio di Villafranca.

Nel 1860 è sottotenente ad Alessandria nel 34º Reggimento fanteria; aderisce all'invito di Garibaldi e il 5 maggio s'imbarca da Quarto con i Mille per la Sicilia; ferito a Calatafimi, conclude la campagna con il grado di maggiore. Nel 1866 partecipa alla terza guerra di indipendenza e combatte a Custoza; ferito e preso prigioniero dagli austriaci, è internato in Croazia. Rientrato in Italia, pubblica anonimamente il romanzo Da Custoza in Croazia, mescolando realtà e invenzione.

Nel 1870 lascia l'esercito e, a Firenze, si dedica al giornalismo; dopo aver collaborato a diversi giornali, nel 1872 è posto alla direzione della Gazzetta Livornese, quotidiano conservatore in concorrenza con l'Eco del Tirreno, settimanale espressione delle forze democratiche. Nel 1876 acquisisce la proprietà del giornale livornese: su ordine di Agostino Depretis, appoggia la candidatura parlamentare del ministro della Marina Benedetto Brin, appoggiato dagli industriali che si attendono dal Brin importanti commesse.

Nel 1877 fonda anche il quotidiano della sera Il Telegrafo (quello che diventerà poi l'attuale Il Tirreno), monopolizzando così l'informazione della città, la cui economia è in mano dell'amico ed ex garibaldino Luigi Orlando. Scrive numerosi romanzi, nel genere storico-guerrazziano, che pubblica a puntate nelle appendici dei suoi e di altri giornali, mentre la prosa dei suoi articoli giornalistici è spesso violentemente polemica.

Nel 1879, l'inviato a Livorno della Gazzetta d'Italia, Gino Ferenzona, scrive due opuscoli contro Garibaldi e, il 17 aprile, un articolo contro Bandi e i garibaldini. Il 18 aprile Bandi risponde qualificando di «provocatore» e scrivendo che «se il signor Ferenzona è stanco di vivere, picchi a un altro uscio». Il giorno dopo il Ferenzona viene trovato assassinato; il Bandi è sospettato ma le indagini non individuano alcun colpevole e il delitto rimarrà impunito.

Continua, dalle colonne dei suoi giornali, una decisa lotta politica contro socialisti e anarchici, dai quali riceve lettere di minaccia. Subito dopo l'assassinio, avvenuto il 24 giugno 1894 a Parigi, del Presidente della Repubblica francese Marie François Sadi Carnot per mano dell'anarchico italiano Sante Caserio, il Bandi attacca chi ritenga che siano le ingiustizie sociali a generare la violenza politica.

Il 1º luglio 1894 viene pugnalato a morte a Livorno, mentre in carrozza scoperta si dirige al giornale, dall'anarchico Oreste Lucchesi. Questi, insieme al complice Amerigo Franchi, viene arrestato il 15 luglio e condannato a 30 anni di reclusione; il mandante del delitto, Rosolino Romiti, è condannato all'ergastolo.

Lo scrittoreModifica

È noto soprattutto per essere l'autore di uno dei capolavori della letteratura garibaldina, I Mille, da Genova a Capua, pubblicato postumo nel 1903: una delle testimonianze più appassionanti sull'epopea garibaldina, un'opera di sapore popolaresco, vigorosa e asciutta.

Alla sua opera memorialistica si ispirò il grossetano Luciano Bianciardi, grande ammiratore di Bandi, per La battaglia soda (1964), scritta in stile e linguaggio ottocenteschi.

OnorificenzeModifica

  • Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala
  • Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza
  • Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia

OpereModifica

  • Da Custoza in Croazia, memorie d'un prigioniero, Tip. Giachetti, Prato, 1866
  • Pietro Carnesecchi: storia fiorentina del XVI secolo, Firenze: Le Monnier, 1873
  • La Rossina, storia fiorentina del secolo XVII, Firenze, Le Monnier, 1875
  • Anita Garibaldi, con documenti sulla vita di Garibaldi in America, Livorno, 1889
  • I Mille, da Genova a Capua, Firenze, 1903
  • Caterina Pitti: storia del secolo XV, Firenze, 1891

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