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Convento della Santissima Trinità Selva.JPG

Il convento della Santissima Trinità.

Il Convento della Santissima Trinità è un edificio religioso situato alla Selva, nel comune di Santa Fiora.

Il convento è stato costruito nel 1488 per volere di Guido Sforza e conserva numerose opere artistiche di pregio: la pala della Trinità cinquecentesca, di esecuzione robbiana; il dipinto settecentesco del Bambino Gesù con i santi Antonio da Padova, Buonaventura da Bagnoregio, Lodovico da Tolosa, Leonardo da Porto Maurizio e Bernardino da Massa Marittima; la tela con san Francesco in gloria con le sante Chiara ed Elisabetta d'Ungheria; una pala d'altare del 1744 con l'Immacolata Concezione e i santi Giuseppe e Antonio abate; infine la monumentale tavola di Girolamo di Benvenuto che raffigura la Assunzione della Vergine con i santi Girolamo e Francesco.[1] Affiancata alla struttura si trova la seicentesca chiesa di Santo Stefano protomartire.

Nel porticato del convento sono apposto alcune iscrizioni e lapide. Una targa ricorda la sosta qui effettuata da Leopoldo II di Lorena la notte del 24 maggio 1846, mentre due lapidi ricordano la prima i caduti della grande guerra, la seconda il soldato Oscar Calvelli. La lapide ai caduti è decorata da motivi angelici e riporta la seguente iscrizione: «Ai prodi/che/per la grandezza d'Italia/si immolarono gloriosamente/nella guerra 1915-1918/liberando il patrio suolo/da oppressori e invasori./Il popolo della Selva.»; mentre sotto sono poste due targhe con i nomi dei caduti. La lapide a Oscar Calvelli invece recita: «Al soldato/Oscar Calvelli/n. il 5. 5. 1915/m. il 10. 2. 1945/in seguito a bombardamento/aereo/nel cam. di concentramento/di Crivellau Germania/figlio e sposo amoroso/donò la sua vita/per la grandezza/della patria.» Fuori dal convento, quasi sulla strada, è invece posta una croce devozionale eretta nella missione del 1853 dai padri riformati.

Il convento è legato alla leggenda di un "drago" che terrorizzò questi territori nel XV secolo. All'interno del convento è situata ancora oggi la parte superiore del cranio del mostro, quasi sicuramente identificabile come appartenente ad un coccodrillo.

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Note Modifica

  1. Bruno Santi, Guida storico-artistica alla Maremma. Itinerari culturali nella provincia di Grosseto, Nuova Immagine, Siena, 1995, pp. 223-224.

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