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Angiolino Martini

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Angiolino Martini (Massa Marittima, 1913 – Grosseto, 2000) è stato un insegnante e collezionista massetano, appassionato d'arte e noto principalmente per il centro espositivo di arte contemporanea che porta il suo nome.

Biografia Modifica

Nato a Massa Marittima nel 1913, Angiolino è figlio di Tommaso Martini, un operaio della Società Elettrica Maremmana, e di Ines Molendi, appartenente ad una famiglia di mezzadri del podere Massa Vecchia. Rimasto figlio unico dopo la morte della sorella, Angiolino decide di entrare nel seminario cittadino per poter così continuare gli studi, non volendo gravare sulle condizioni economiche della famiglia. Nei suoi anni in seminario fa la conoscenza anche di Ugo Salti, futuro parroco della chiesa di San Leopoldo a Follonica. Tuttavia, ben presto Angiolino abbandona gli studi teologici, poiché il padre, deciso ad assecondare i suoi interessi nonostante le spese, lo iscrive all'Istituto minerario, istituito a Massa Marittima nel 1919, dove consegue così il diploma di perito minerario.

Dopo aver svolto incarichi come direttore di piccole miniere in varie località della Calabria, trova impiego a Castelnuovo dei Sabbioni, in provincia di Arezzo. Nonostante lo scoppio delle guerra e l'arruolamento, deciso a proseguire gli studi, si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio e si laurea a Bologna nel gennaio 1942 con una tesi dal titolo «Le nuove applicazioni della flottazione». Rientra in Italia al termine della guerra dopo essere rimasto internato dai tedeschi in un campo di prigionia militare. Ben presto si sposa, ma il matrimonio dura poco e Angiolino, pur non divorziando mai ufficialmente, torna a vivere con i genitori, nel frattempo trasferitisi a Follonica.

Nella città del golfo, Angiolino Martini si dedica a numerose attività commerciali, come ad esempio l'avviamento di un negozio di merceria e soprattutto la gestione dell'agenzia turistica di viaggi ATeVM. Nei primi anni sessanta diventa professore all'istituto commerciale di Follonica, aperto da poco come sede distaccata del Vittorio Fossombroni di Grosseto, dedicandosi così all'insegnamento. Dopo la morte di entrambi i genitori (il padre nel 1959 e la madre nei primi anni settanta), Angiolino Martini si trasferisce in un nuovo appartamento ed inizia a coltivare la sua ultima e maggiore passione, l'arte, che lo renderà noto come collezionista "onnivoro", arrivando a collezionare più di settecento opere pittoriche di autori affermati e non, alternando opere di dubbia autenticità con grandi quadri della pittura italiana contemporanea.

Dopo il pensionamento dalla scuola e la chiusura dell'ultima attività commerciale che gli era rimasta, l'agenzia di viaggi, si dedicò totalmente al collezionismo, affermando più volte la volontà di lasciare nel futuro tutte le sue opere alla collettività, alle due città che aveva amato maggiormente, Massa Marittima, città natale, e Follonica, luogo dove aveva vissuto gran parte della sua vita. Nell'ottobre del 1999 viene formalizzata la donazione, avvenuta per sottoscrizione di un atto notarile, che vede il passaggio di 660 dipinti e disegni e 71 grafiche della collezione al Comune di Massa Marittima,[1] mentre altre 39 opere alla Misericordia di Massa e le rimanenti 34 al Comune di Follonica.[2]

Angiolino Martini muore a Grosseto nel 2000.

La Collezione Martini Modifica

Vedere anche Centro espositivo di arte contemporanea Angiolino Martini

Il centro espositivo di arte contemporanea che espone a rotazione le opere della Collezione Martini è allestito, come volontà stessa di Angiolino Martini, all'interno del convento di San Pietro all'Orto. Un primo allestimento fu inaugurato in via Goldoni il 12 gennaio 2002, curato dalla società Grandi Mostre ed alla presenza di John T. Spike, allora direttore della Biennale dell'arte contemporanea di Firenze.[3] Il trasferimento nel convento di San Pietro all'Orto avvenne pochi mesi dopo, quando fu ultimato il restauro di buona parte dell'edificio.

La questione dei falsi Modifica

Sin da poco tempo dopo l'apertura si pone un problema di catalogazione dovuto al fatto che alcune delle opere della collezione sono sospettate di essere non autentiche, nonostante l'ampia documentazione relativa agli acquisti (lettere, dati sulle compravendite, attestazioni). Nel 2007 viene affidato l'incarico al museologo e critico d'arte Maurizio Vanni di stilare un catalogo accurato e verificare l'autenticità delle opere.[4] Quando ve ne è stata l'opportunità, alcune sono state mostrate ad autori ancora in vita, come il caso di Antonio Possenti, il quale ha confermato l'autenticità dei suoi dipinti, arrivando anche a restaurarli e addirittura a modificarne uno, Un concertino, che è divenuto Pescatori.[5]

Tra i falsi "celebri" si ricordano le tredici opere di Mario Schifano, tutte non autentiche, il Ritratto di signora con cappello, attribuita ad Antonio Bueno, Dame con uomo attribuita a Mino Maccari, Sogno e Ritratto di Marta Marzotto attribuite a Renato Guttuso, oltre che l'unica opera di Salvatore Fiume, Somala, ed alcune opere di Lorenzo Viani, tra cui Territoriale.[6]

La questione dell'eredità Modifica

Nel dicembre del 2003 il Tribunale di Grosseto riconosce come figlio naturale di Angiolino Martini il signor Liberato Daidoni, il quale, verso la fine del 2004, richiede ai comuni di Massa Marittima e Follonica che gli sia restituita parte della collezione del padre come eredità legittima.[7][8] La vicenda in tribunale, inizialmente destinata a concludersi presto, subisce numerosi rinvii e ancora oggi non è stato raggiunto un accordo.[9]

Le donazioni Modifica

Negli anni numerose opere, pittoriche o scultoree, sono state donate da altri artisti per andare ad impreziosire la Collezione Martini. L'artista Giuliano Ghelli ha donato una pittura (acrilico e pomice su tela) dal titolo Colline dei canti nel 2006 ed un busto del suo Esercito di Terracotta nel 2009. Mauro Patrini ha donato la scultura Città futura 3115, pensata per il Palazzo dell'Abbondanza, mentre nel 2003 Igor Mitoraj, in occasione della sua mostra Sculture, ha lasciato un'opera in bronzo rappresentante Icaro denominata Nudo, oggi esposta in piazza Garibaldi; tre pitture inoltre sono state donate dall'artista Alberto Schiavi. Tra gli artisti delle cui opere si è arricchita negli anni la collezione sono da ricordare anche Elio de Luca, Marco Borgianni, Renzo Borella, Adriano Buldrini e Antonio Possenti.[10]

Note Modifica

  1. Con la collezione Martini fatto il primo passo verso il Museo d'arte moderna, La Nazione, 26 ottobre 1999.
  2. Un figlio segreto rivuole la collezione Martini, Il Tirreno, 19 ottobre 2004.
  3. La collezione Martini trasferita al Teatro Goldoni, Il Tirreno, 3 gennaio 2002.
  4. Arte. La collezione Martini al vaglio degli esperti opere certificate anche dagli autori, La Nazione, 31 dicembre 2010.
  5. Roberta Pieraccioli, Giovanna Santinucci, La Collezione Martini: la passione per l'arte e la ricerca, in Racconti di vita. Opere della Collezione "Angiolino Martini" del Comune di Massa Marittima, volume 1, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2010, pp. 19-20.
  6. Pieraccioli, Santinucci, op. cit., p. 19.
  7. Il figlio naturale di Angiolino Martini chiede la restituzione delle 732 opere d'arte donate al Comune. «Quella collezione è mia», La Nazione, 2 settembre 2004.
  8. Un figlio segreto rivuole la collezione Martini, Il Tirreno, 19 ottobre 2004.
  9. Collezione Martini, resta tutto in alto mare. Opere d'arte donate a Massa Marittima: vertenze legali e cause infinite, impossibile valorizzarle, Il Tirreno, 8 dicembre 2012.
  10. Pieraccioli, Santinucci, op. cit., p. 16-17.

Bibliografia Modifica

  • Sergio Lasi, Una biografia di Angiolino Martini, in Racconti di vita. Opere della Collezione "Angiolino Martini" del Comune di Massa Marittima, volume 1, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2010, pp. 9-10.

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