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Andrea da Grosseto

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Andrea da Grosseto (Grosseto, XIII secolo – ?, ...) è stato un letterato ed erudito che fornì un primo esempio di volgare italiano nella prosa letteraria.

BiografiaModifica

Nato a Grosseto nella prima metà del Duecento, poco si sa della sua attività letteraria e della sua vita.

Lo studioso Francesco Selmi (1817 - 1881), che scoprì i manoscritti del letterato grossetano quasi per caso, mentre stava esaminando i Codici della Magliabechiana per uno studio su Dante, intuì l'importanza della scoperta e si preoccupò di farla conoscere al pubblico e ad altri importanti studiosi e critici letterari. Lo stesso Selmi indagò scrupolosamente per scoprire qualcosa di più sulla sua vita e sulla sua carriera, ma con scarso risultato.

Inizialmente si credeva che appartenesse ad una famiglia grossetana di zoccolanti di cognome Bento e che fosse diventato frate francescano nella chiesa di San Francesco. Tale ipotesi fu smentita in quanto al tempo di Andrea la chiesa di San Francesco ancora non esisteva ma si trattava di un convento benedettino, e inoltre il cognome Bento gli fu dato da alcuni studiosi che lo confusero con un Beato Andrea morto nel XV secolo in odore di santità presso il Convento della Nave di Montorsaio. La confusione Bento-Beato portò avanti il malinteso per parecchio tempo, finché non fu rinvenuto in un documento notarile redatto a Grosseto nel XIV secolo la sua parentela (forse fu padre) con tale Giovanna di Bartolo.

Di certo sappiamo che ad un certo momento della sua vita Andrea da Grosseto si sia trasferito a Parigi, dove ha insegnato la letteratura e le arti poetiche. Nel 1268 ha tradotto dal latino i Trattati morali di Albertano da Brescia.

È importante il suo contributo nella letteratura italiana, poiché è considerato da alcuni studiosi come il primo scrittore in lingua italiana.

VolgarizzamentoModifica

Francesco Selmi, con il sussidio del commendatore Francesco Zambrini, Presidente della Commissione per i Testi di Lingua, e del professor Emilio Calvi della Biblioteca Magliabechiana, iniziò una indagine sui Codici dei volgarizzamenti, per una corretta trasposizione da poter stampare e far leggere a tutti. Essendo alcuni codici del volgarizzatore grossetano danneggiati, si avvalse dell'aiuto della traduzione fatta da Soffredi del Grazia nel 1278, e dei testi originali latini di Albertano, tenuti nella Biblioteca Reale di Torino, consultabili dal Selmi sotto la supervisione del professor Gorresio, Prefetto della Biblioteca, con il permesso del Ministero della Pubblica Istruzione. Dopo un accurato lavoro lo studioso riuscì a trascrivere tutti e tre i Trattati, compreso il testo parzialmente mutilo, e a pubblicarli.

L'importanza della scoperta fu subito riconosciuta, soprattutto per tre motivi particolari che, come sottolinea il Selmi, rendono il cimelio di Andrea da Grosseto il più ragguardevole documento in prosa letteraria della nostra lingua:

  • Il primo motivo è che lo scritto porta la data certa del 1268, col nome dell'autore e il luogo di volgarizzamento, Parigi.
  • Il secondo motivo è che il testo è scritto in lingua italiana, senza infarcimento di ridondanze e costruzioni, parole e modi di dire tipici del vernacolo e del dialetto.
  • Il terzo motivo è l'assoluta testimonianza che il volgarizzatore intese di valersi non del suo volgare grossetano, ma di un linguaggio generale "italiano", nazionale. Difatti, per ben due volte, accennando al volgare che utilizza, lo definisce italico.

Andrea da Grosseto fu il primo, quindi, a intendere l'utilizzo del volgare come una lingua nazionale, unificatrice, da nord a sud dell'intera Penisola.

Un'altra ipotesi che avanza il Selmi è quella che Dante Alighieri avesse conosciuto e letto l'opera del volgarizzatore grossetano e che avesse da lui preso spunto per la stesura della propria opera in un volgare nazionale, comprensibile da tutti gli abitanti dell'intera penisola. L'ipotesi è giustificata dal fatto che, in tutti i codici antichi della Commedia di Dante che ci sono pervenuti, si nota l'utilizzo di uno scambio delle lettere n e r all'interno dei verbi (ad esempio possoro anziché possono), forma ortografica che mai era stata vista in codici antecedenti al periodo di Dante, eccetto che nell'opera di Andrea da Grosseto. C'è quindi la possibilità che il grossetano, seguendo una desinenza del suo vernacolo, introdusse tale forma ortografica nell'opera scritta, e che Dante abbia quindi ripreso questo uso. Tuttavia, nonostante alcuni studiosi siano in accordo con questa ipotesi, la questione non è più stata affrontata e rimane ancora da chiarire con sicurezza.

OpereModifica

Andrea da Grosseto ha tradotto dal latino nel 1268 tre Trattati morali di Albertano da Brescia, utilizzando un volgare "nazionale", firmandosi e scrivendo data e luogo di lavorazione.

Trattati volgarizzati:

Ci è anche pervenuto un testo mutilo:

Cultura popolareModifica

La scoperta dei manoscritti portò grande euforia a Grosseto, che finalmente poteva vantare un importante scrittore, tant'è che subito il comune dedicò ad Andrea da Grosseto una via del centro storico.

A Grosseto, in piazza Baccarini, di fronte al Museo archeologico e d'arte della Maremma, è stato posto un monumento ad Andrea da Grosseto, realizzato nel 1973-74 dallo scultore Arnaldo Mazzanti, sotto il quale sta scritto: Andrea da Grosseto, primo scrittore in lingua italiana. Dottore a Parigi, 1268; nel loggiato del Palazzo Comunale è ricordato con una lapide.

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